A volte la bellezza può essere una benedizione e insieme una maledizione. Ne sa qualcosa Endimione, il personaggio mitologico che suscitò l’amore persino di una dea, Selene. Ma tra mortali e immortali è difficile che ci siano amori “normali”…

Chi fosse Endimione varia a seconda della versione del mito presa in esame.
Pausania e lo Pseudo-Apollodoro lo volevano principe dell’Elide, una regione del Peloponneso, figlio del re Etlio, a sua volta figlio di Zeus, e della regina Calice. Sua moglie era identificata ora in Asterodia, ora in Cromia figlia del re tessalo Itono, ora in Iperippe figlia di Arcade, re dell’Arcadia, ora nella ninfa Ifianassa. In ogni caso avrebbe avuto quattro figli: Etolo, Peone, Epeo (che alcune tradizioni indicano come marito e non figlio di Cromia) ed Euricida. Stando a Pausania, per decidere a quale dei suoi figli dovesse andare il trono di Olimpia, Endimione organizzò una gara che fu vinta da Epeo; Etolo rimase al suo fianco, mentre Peone, furibondo, abbandonò l’Elide e fondò un proprio regno molto più a nord, nella regione che da lui avrebbe preso il nome di Peonia.
Altrove, Endimione veniva indicato come un semplice pastore o cacciatore della Caria, in Asia Minore, e il suo mito era collegato al monte Latmo, nei pressi di Mileto. Plinio il Vecchio, invece, sosteneva che fosse stato il primo astronomo dell’umanità, il primo cioè a osservare e studiare scientificamente il cielo, in particolare le fasi lunari.
E alla luna si collega la storia di Endimione, perché tutte le fonti sono concordi nel dire che era un giovane bellissimo e per questo motivo suscitò la passione di Selene, la dea lunare. O meglio, una delle dee lunari, perché i Greci associavano alle diverse fasi del nostro satellite tre divinità: Perseide per la luna nuova, Ecate per la luna calante, Artemide per la luna crescente e Selene appunto per la luna piena.
Selene apparteneva alla stirpe dei titani, in quanto suo padre era Iperione e sua madre Teia. I suoi fratelli molto prevedibilmente erano il dio del sole Elio (anche lui condivideva l’astro con altre divinità) e la dea dell’aurora Eos. Era anche cugina di Zeus, Ade e Poseidone, e come loro non fu immune dal fascino per i bei mortali.
Si innamorò infatti di Endimione, dopo averlo visto dormire beatamente. Ma c’era un problema: il giovanotto era destinato a morire come tutti gli esseri umani, mentre Selene era una dea e come tale sarebbe vissuta per sempre. Quindi implorò il cugino Zeus di cambiare le cose.
A seconda della versione del mito, narrato fra gli altri da Apollonio Rodio nelle Argonautiche, dalla poetessa Saffo e da Ovidio, fu Selene a chiedere che Endimione rimanesse prigioniero di un sonno eterno, per non invecchiare e non morire, oppure fu Zeus a “punirlo” in questo modo per aver mostrato in passato interesse amoroso per sua moglie Era (perché ricordiamo che Zeus poteva tradire quanto voleva, ma se lo faceva Era erano guai!).
In ogni caso, da allora Selene poté far visita ogni notte al suo amato Endimione e, anche se addormentato, accoppiarsi con lui. Da queste unioni nacquero ben 50 figlie, che alcuni studiosi moderni hanno collegato ai 50 mesi che trascorrevano tra un’edizione delle Olimpiadi e l’altra. Collegamento tutt’altro che casuale, perché alcune tradizioni attribuivano a Endimione l’istituzione di queste celebri competizioni e collocavano la sua tomba a Olimpia.

Anne-Louis Girodet de Roussy-Trioson (1791).
Quello appena visto è il mito “canonico” di Endimione, ma altri autori riportano dettagli differenti.
Lo Pseudo-Apollodoro sostiene che fu Endimione stesso, e non Selene o Zeus, a optare per il sonno eterno, mentre stando a uno scoliasta di Apollonio Rodio il dono concesso a Endimione fu di essere custode della propria morte, e quindi poter decidere il momento in cui morire.
Secondo il pota e sofista Licimnio di Chio, la divinità che si innamorò del bel mortale fu Ipno, dio del sonno, il quale faceva in modo che l’amato si addormentasse ogni volta con gli occhi aperti per poter rimirare questi ultimi tutta la notte (a me sembra inquietante, ma se piaceva al dio del sonno chi sono io per giudicare?).
Infine, l’autore satirico Luciano di Samosata è l’unico a inserire nella storia la figura di Myia, una ninfa anch’ella innamorata di Endimione che ogni notte parlava incessantemente per svegliarlo dal sonno in cui Selene lo costringeva. Per questo la dea lunare, irritata, l’avrebbe trasformata in una mosca… animale che effettivamente, da allora, viene a disturbare i sonni di tutti i mortali.
Fonti
- Apollonio Rodio, Argonautiche (III secolo a.C.)
- Pseudo-Apollodoro, Biblioteca (I o II secolo)
- Pausania, Periegesi della Grecia (II secolo)
- James Georg Frazer, The Golden Bough (1911)
- Abraham P. Bos, Cosmic and Meta-Cosmic Theology in Aristotle’s Lost Dialogues (1989)
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