Il 2 dicembre 1804 Napoleone Bonaparte veniva incoronato (o meglio, si auto-incoronava) imperatore di Francia (o meglio, dei Francesi). Lo stesso giorno, ovviamente, veniva elevata alla dignità imperiale anche sua moglie, Giuseppina, una figura sulla quale è giusto spendere un po’ di parole per il peso fondamentale che ha avuto nella storia.

La bella creola
L’eroina di questa storia nacque a Les Trois-Îlets, nell’isola caraibica di Martinica, il 23 giugno 1763 con il nome di Marie-Josèphe-Rose Tascher de La Pagerie. Aveva due sorelle minori, Catherine-Dèsirée e Marie-Françoise.
La famiglia dei Tascher era originaria di Marchenoir, nella valle della Loira, da dove il nonno della futura imperatrice, Gaspard-Joseph, era partito per tentar fortuna nei Caraibi, stabilendosi a La Carbet nel 1726. L’uomo non era riuscito a diventare particolarmente ricco, ma aveva ottenuto che suo figlio Joseph-Gaspard (che fantasia nei nomi!) fosse accolto come paggio nel seguito di Maria Giuseppina di Sassonia, moglie dell’erede al trono Luigi (che non regnerà mai, ma in compenso sarà padre dei tre futuri re Luigi XVI, Luigi XVIII e Carlo X).
Tuttavia, invece di fare carriera in Francia, Joseph-Gaspard preferì tornare a Martinica. Sposò Rose-Claire des Vergers de Sannois, appartenente a una delle più ricche e antiche famiglie di béké, i discendenti dei primi colonizzatori europei dei Caraibi, e divenne un possidente terriero. Oltre che sulle rendite delle piantagioni, poté contare anche su una pensione versata dalla corte reale e sullo stipendio da militare, in quanto entrò nelle truppe coloniali fino a raggiungere il grado di luogotenente; ma ciò non gli impedì di portare la famiglia sull’orlo della bancarotta, per via di una pessima gestione delle finanze. Addirittura quando la tenuta dei Tascher fu devastata da un uragano, nel 1766, non potendo permettersi di pagare le riparazioni Joseph-Gaspard convertì ad abitazione per sé e la sua famiglia il piano superiore della sua raffineria di zucchero.
Giuseppina ebbe come nutrice una schiava, Marion, e si dice che giocasse con i figli degli altri schiavi. Di sicuro l’ambiente delle colonie era più libero e meno rigido di quello della madrepatria. All’età di dieci anni fu mandata insieme alla sorella minore Catherine-Dèsirée presso una scuola di Fort-Royal gestita dalle suore benedettine, che le impartirono una generica e superficiale educazione fino ai 14 anni.
Nel 1779 Giuseppina si sposò per la prima volta, anche se la storia dietro il matrimonio è piuttosto contorta. Il fortunato, Alexandre-François-Marie, era l’ultimogenito di François marchese di Beauharnais, che per inciso era anche l’amante di Marie-Euphémie-Désirée Renaudin, sorella di Joseph-Gaspard. Il marchese voleva accasare il figlio con una delle nipoti dell’amante, ma voleva anche una moglie che non fosse sua coetanea, bensì più giovane. Quindi inizialmente scartò Giuseppina e puntò su Catherine-Dèsirée Tascher; ma la ragazza morì improvvisamente nel 1777. La terza sorella, Marie-Françoise, all’epoca aveva solo 12 anni e la madre e la zia misero bene in chiaro che non si sarebbe sposata così giovane. Così alla fine la scelta, ormai obbligata, ricadde su Giuseppina. Beautiful, scansate!
Un matrimonio infelice
La ragazza fu accompagnata da suo padre in Francia nell’ottobre del 1779 e il 23 dicembre dello stesso anno sposò Alexandre nella chiesa di Saint Suplice a Noisy-le-Grand, per poi stabilirsi con lui nell’albergo di famiglia dei Beauharnais, sito a Parigi in rue Thévenot. Purtroppo non si rivelò un matrimonio felice: Alexandre era spesso assente, sia per inseguire la carriera militare sia per stare con altre donne (una di loro, Sophie de La Ferté, gli darà nel 1786 una figlia bastarda di nome Marie-Adélaïde), e rimproverava a Giuseppina una certa rozzezza dei modi.
Il 3 settembre 1781, dopo un periodo di tensione, nacque il loro primogenito Eugenio. L’evento sembrò riavvicinare i due coniugi, ma presto Alexandre ripartì per Martinica, dove sperava di far carriera nell’esercito combattendo contro gli Inglesi, nemici della Francia nella guerra d’indipendenza americana. Fallì nel suo proposito, perché quando arrivò in America la guerra era ormai finita, ma in compenso si portò appresso una delle sue amanti di lunga data, Madame de Longpré.
Il 10 aprile 1783 Giuseppina diede alla luce la sua secondogenita, Ortensia. Alexandre insinuò subito di non esserne il padre e accusò la moglie di infedeltà. Arrivò addirittura a cercare fra gli schiavi dei Tascher a Martinica testimonianze di una presunta adolescenza di Giuseppina all’insegna della promiscuità sessuale, ma non trovandole si giocò l’ultima carta: intimò alla moglie di ritirarsi in convento. La donna fu così costretta a ritirarsi nell’abbazia di Penthemont e ad affidare i figli a una tata.

Ma Giuseppina non ci stava: poco dopo si rivolse a Louis Joron, consigliere del re commissario del Grand Châtelet di Parigi, e trascinò il marito in tribunale, vincendo la causa il 3 febbraio 1784. Alexandre fu costretto a riunire la madre ai figli e a corrisponderle una pensione, ma a sua volta non si diede per vinto e tentò di far rapire Eugenio. Una nuova denuncia e l’intervento mediatore della zia di Giuseppina spinsero i due coniugi a trovare un compromesso il 5 marzo 1784, alla presenza di un notaio: Alexandre riconobbe le sue colpe e accettò di versare alla moglie una pensione annua e di concederle la tutela dei figli.
Fino al 1787 Giuseppina risiedette a Fontainebleau presso la zia e il suocero, il marchese di Beauharnais, frequentando il seguito di Luigi XVI e lottando ogni tanto con le ristrettezze economiche, in quanto non sempre Alexandre era puntuale nel versamento della pensione.
Dopo una breve permanenza nell’albergo parigino del banchiere svizzero Jean-Jacques Rougemont, Eugenio tornò a vivere con il padre, mentre Giuseppina e Ortensia partirono per Martinica, dove rimasero fino al 1790. Fu in questo periodo che si diffusero le prime malelingue sulla condotta della futura signora Bonaparte, che avrebbe addirittura dato alla luce una figlia bastarda, tale Marie-Joséphine Benaguette. In realtà, come dimostrato agli inizi del XX secolo, questa bambina nacque il 17 marzo 1786, ben prima del ritorno di Giuseppina a Martinica, e sua madre era Marie-Louise Benaguette, una donna residente nei pressi della proprietà dei Tascher.
I venti della rivoluzione
Frattanto a Parigi e poi nel resto della Francia era scoppiata la Rivoluzione francese. E il suo fuoco non mancò di bruciare anche nelle Indie Occidentali. Il 1° settembre 1790 gli insorti di Martinica presero la fortezza di Fort Bourbon e fecero prigioniero lo zio della stessa Giuseppina, che era andato da loro a parlamentare. Non ritenendo sicuro rimanere sull’isola, la futura imperatrice prese figlia, armi e bagagli e tornò nel continente europeo, ricongiungendosi con la zia a Fontainebleau.
Del nuovo fervore rivoluzionario Alexandre de Beauharnais approfittò per fare carriera. Già eletto deputato degli Stati Generali convocati a Versailles nel 1789 e come membro dell’Assemblea Costituente, divenne presidente di quest’ultima nel giugno del 1791, svolgendo un ruolo di primo piano negli eventi che portarono all’arresto di re Luigi XVI. Una volta scaduto il mandato, però, non poté essere rieletto e così ripiegò nuovamente sull’esercito, militando nell’Esercito del Nord e poi come comandante in capo dell’Esercito del Reno. Gli fu addirittura proposto di diventare il nuovo ministro della guerra, ma essendo un ex nobile preferì evitare di esporsi troppo.
Di tutto questo Giuseppina approfittò alla grande. Non essendoci stato un divorzio o un ripudio, continuava a essere la moglie del vittorioso Alexandre de Beauharnais e sfruttò la cosa per diventare una vera protagonista dei salotti parigini, stringendo amicizia con personalità del calibro del marchese di Lafayette e di Charlotte de Robespierre, sorella del più famoso Maximilien.
Purtroppo la favola non durò a lungo. Il 23 luglio 1793 Magonza cadde in mano alla coalizione anti-francese e Alexandre si vide addossata la responsabilità della sconfitta. Fu rispedito a La Ferté-Beauharnais, l’ex feudo di suo padre, per amministrarlo come sindaco, mentre la situazione a Parigi degenerava con l’ascesa di Maximilien de Robespierre e l’instaurazione del regime del Terrore.
La situazione di Alexandre peggiorò ulteriormente dopo il 17 settembre 1793, quando fu approvata la “legge dei sospetti”, con la quale si stabiliva, fra le altre cose, che ogni ex nobile era un possibile nemico della rivoluzione e quindi poteva essere processato e condannato come tale. E ovviamente Alexandre proveniva da una famiglia nobile. Di conseguenza nel gennaio del 1794 fu convocato a Parigi davanti al tribunale rivoluzionario con l’accusa di tradimento e cospirazione; ritenuto colpevole, fu sbattuto nella prigione di Carmes.
Giuseppina, anch’ella a rischio, cercò di sfruttare le sue amicizie per ottenere un certificat de civisme, una sorta di certificato di buona condotta che l’avrebbe resa virtualmente inattaccabile. Purtroppo fu arrestata il 19 aprile e spedita nella stessa prigione del marito, con il quale in via eccezionale le venne concesso di trascorrere poche ore ogni giorno. Ma il 23 luglio 1794 Alexandre fu ghigliottinato.
Ironia della sorte pochi giorni dopo avvenne la caduta di Robespierre, che pose fine al regime del Terrore e a cui seguì la liberazione dei prigionieri politici in massa.

Regina dei salotti parigini
Il 6 agosto 1794 Giuseppina de Beauhairnas tornò in libertà. Probabilmente il suo nome rientrò nella lista degli oltre mille prigionieri salvati da Charles-Hippolyte Delpeuch de La Bussière, un ex attore che lavorava nell’ufficio di polizia dei giacobini, facendo sparire i loro dossier per evitare che fossero condannati.
Non era morta, ma era comunque in una situazione disperata. Essere una vedova non era facile; ancor di più esserlo di un uomo condannato come nemico della rivoluzione, i cui beni erano stati confiscati. Per di più aveva due figli a cui badare.
Eppure, nonostante le difficoltà, Giuseppina riuscì a rinascere. Aiutata un po’ dai parenti ancora in vita, un po’ da vecchi e nuovi amici, come l’avvocato Jean-Etienne Calmelet e il deputato Merlin de Thionville, ripagò i propri debiti e quelli del defunto marito, affittò una nuova casa in rue Chantereine e si tuffò nella vita mondana parigina. Eugenio fu mandato nel collegio irlandese di Saint-Germain-en-Laye gestito dall’abate Mac Abbott, mentre Ortensia frequentò la casa di Jeanne-Louise-Henriette Campan, ex direttrice della camera della regina Maria Antonietta.
La ritrovata stabilità economica permise a Giuseppina di gettarsi a capofitto nella vita mondana della capitale, che stava attraversando una nuova fase di splendore e di stravaganza dopo gli orrori del Terrore. La gente aveva voglia di lasciarsi alle spalle gli orrori della Rivoluzione francese e di ostentare nuovamente la bellezza. Vennero lanciate nuove mode femminili, come i sandali coturni, gli anelli alle dita dei piedi e i capelli tagliati molto corti. Grande innovatrice fu Thérésa Tallien, una che una volta andò a teatro vestita solo di una pelliccia di tigre e un’altra volta si mostrò in pubblico vestendo un semplice abito di seta, senza nulla sotto.
Proprio con Madame Talliesin la nostra Giuseppina strinse amicizia, ma sviluppò anche una sorta di sana competizione, gareggiando in eleganza e stravaganza nei salotti di Parigi. Giuseppina si fece notare non tanto per la sua bellezza fisica, che pure doveva avere un tocco di esotismo, quanto per i suoi modi e per l’ascendente che sapeva avere sugli uomini.
Tra il 1794 e il 1795 ebbe, stando alle voci, un’importante relazione amorosa con il generale Lazare Hoche. Un’altra figura di spicco con cui fu molto intima, forse amante, fu Paul Barras, ambizioso politico che il 31 ottobre 1795 riuscì a farsi eleggere membro del Direttorio e divenne così uno degli uomini più potenti di tutta la Francia. Ma l’uomo del destino era un altro, e stava arrivando…

L’incontro del destino
Nell’agosto del 1795 Giuseppina era, tanto per cambiare, ospite a un ricevimento dell’amica Thérésa Tallien. Vi era un altro invitato, destinato a un glorioso futuro: un giovane generale che aveva iniziato come ufficiale di artiglieria e che nel 1793 si era già coperto di gloria riconquistando il forte di Tolone occupato dagli inglesi. Il suo nome era Napoleone Buonaparte, con la U, perché veniva dalla Corsica.
Il 5 ottobre di quello stesso anno Napoleone represse un’insurrezione realista, a cui seguì l’emanazione di una legge che vietò ai privati cittadini di detenere armi. Moltissime spade e sciabole furono sequestrate e fra queste vi era anche quella di Alexandre de Beauharnais. Il giovane Eugenio, all’epoca quattordicenne, si presentò all’ufficio del generale chiedendo la restituzione dell’arma. Napoleone fu così colpito dalla determinazione del giovanotto che volle accontentarlo. E ovviamente Giuseppina volle incontrarlo per ringraziarlo di persona.
Il giovane corso si innamorò perdutamente di quella donna che aveva 6 anni più di lui, veniva già da un matrimonio fallimentare ed era madre di due figli. Cominciò a vederla sempre più spesso e a scriverle lettere appassionate, in cui la chiamava Joséphine, diminutivo del suo secondo nome (fino ad allora, infatti, la donna si era fatta chiamare prevalentemente Rose). Fu proprio Napoleone a fare di Joséphine, o Giuseppina in italiano, il nome più usato dalla creola.
Sembra che sulle prime la donna fosse dubbiosa sul futuro di questa relazione. Napoleone le appariva troppo precipitoso, troppo irruento nella sua passione, quasi fastidioso per il suo desiderio di dominare tutto e tutti e per la sua gelosia morbosa. Ma alla fine la sicurezza e l’affetto del corso ebbero la meglio e la convinsero ad accettare l’idea di sposarlo.
Le nozze furono celebrate in tutta fretta, senza nemmeno avvertire la famiglia dello sposo. la sera del 9 marzo 1796 all’Hôtel de Mondragon. L’officiante era il commissario Collin-Lacombe e come testimoni c’erano Paul Barras, Jean-Lambert Tallien, Etienne Calmelet e Jean Le Marois, aiutante di campo del generale Bonaparte. Per l’occasione i due sposi falsificarono i loro certificati: Giuseppina dichiarò di essere 4 anni più giovane e Napoleone di avere 18 mesi in più, in modo da apparire coetanei.
Pochi giorni dopo Napoleone era già in partenza per Nizza, per prendere il comando dell’armata d’Italia e iniziare la prima di una serie di campagne che l’avrebbero reso vittorioso e immortale. Il pensiero della moglie non lo abbandonava, tanto che la tempestò di lettere intrise di morbosa passione… alle quali la fresca signora Bonaparte non rispondeva, o lo faceva tiepidamente e dopo molto tempo. Questo non faceva che esasperare il povero innamorato.
Il 28 aprile 1796 fu firmato l’armistizio di Cherasco, che poneva fine alle ostilità tra la Francia e il regno di Sardegna. Napoleone chiese e ottenne dal Direttorio il permesso di far venire Giuseppina in Italia, ma inizialmente lei rifiutò, adducendo come scusa il fatto di essere incinta. Fu solo dopo qualche mese che la donna accettò di muoversi, lasciando Parigi il 27 giugno.
Giuseppina imparò presto che essere moglie di un generale vittorioso aveva i suoi vantaggi. Viaggiava scortata dal cognato Giuseppe Bonaparte, aveva un seguito di dame, paggi e cavalieri e veniva ricevuta con tutti gli onori a ogni tappa del suo viaggio. A Torino fu addirittura ospite della famiglia reale sabauda. Purtroppo fu in questa occasione che Giuseppina soffrì di forti dolori ai fianchi e di febbre, sintomi forse della salpingite, che le avrebbero provocato l’aborto spontaneo e tolto la capacità di procreare (che sarà determinante più avanti).

La fedifraga
Già prima di partire per l’Italia, Giuseppina aveva trovato un nuovo “amichetto”. Si chiamava Louis Hyppolite Charles, serviva negli ussari come tenente ed era aiutante di campo del generale Leclerc, cognato di Napoleone. Era un bel giovanotto dalla carnagione scura, i lunghi baffi neri e gli occhi azzurri, che aveva preso alla lettera il detto: «Per conquistare una donna devi farla ridere». La duchessa Laure Junot d’Abrantès, infatti, lo descrive come uno degli uomini più divertenti dei salotti parigini.
La sua bellezza fisica e i suoi modi conquistarono Giuseppina, nonostante avesse 9 anni meno di lei. Hyppolite accompagnò la donna come parte della sua scorta in Italia e questo permise alla relazione adulterina di continuare e di consolidarsi. Del resto, la donna aveva bisogno di svagarsi in qualche modo, visto che Napoleone, preso com’era dalle operazioni militari, non c’era quasi mai.
I due coniugi ebbero modo di incontrarsi a Milano il 9 luglio, ma due giorni dopo il generale era già in partenza. Si riunirono a Brescia il 26 luglio e fu anche organizzato un ricevimento, ma la pericolosa vicinanza degli eserciti austriaci costrinsero Giuseppina a rifugiarsi prima a Verona, poi a Peschiera. Da lì il 30 luglio il generale Jean-Andoche Junot e un distaccamento di dragoni la scortarono a Castelnuovo, scontrandosi pure con una divisione austriaca. Giuseppina trovò Napoleone ad accoglierla, ma anche questa riunione durò poco, perché la donna fu spedita a Lucca, lontano dal fronte. Nel novembre del 1796 Napoleone, reduce dalla battaglia del ponte di Arcole, progettò di riunirsi a Giuseppina a Milano, solo per scoprire con fastidio che la donna aveva preferito spostarsi a Genova per trascorrervi qualche giorno.
Giuseppina finì presto per annoiarsi dell’Italia, come scrisse nelle lettere alle amiche. Certo, era riverita come moglie del generale più vittorioso del momento, ma voleva tornare a Parigi e alla sua vita mondana. Il marito, però, era inflessibile. L’unica consolazione era la presenza del bell’Hyppolite, col quale non solo continuava la tresca amorosa, sempre più palese, ma aveva messo su, pare, anche un bel giro di affari illeciti speculando sui rifornimenti dell’esercito francese. Napoleone ovviamente sospettava della relazione, sia per naturale gelosia, sia perché gli indizi c’erano; ma era troppo preso dalle vicende militari che culminarono il 17 ottobre 1797 con la firma del trattato di Campoformio.
La frequentazione fra Giuseppina e Hyppolite continuò anche a Parigi. Il 17 marzo 1798 i due furono denunciati a Napoleone, che ebbe un acceso litigio con la moglie, ma alla fine si lasciò convincere che fossero tutte menzogne e che lei non lo tradisse. Povero pirla! Di lì a poco il nostro corso partì per la campagna d’Egitto e Giuseppina lo accompagnò a Tolone per poi essere mandata a Plombières, località rinomata per le sue acque che, tra le altre cose, si diceva potessero rendere più fertili. Dopo due anni di matrimonio Napoleone cominciava a preoccuparsi della possibilità di non mettere al mondo un erede.
Il 20 giugno, purtroppo, Giuseppina fu vittima, insieme a due soldati, di un incidente potenzialmente mortale, perché la balconata dell’amica di cui era ospite, Madame de Cambis, crollò. Se la cavò con una ferita alla clavicola e una grave contusione, che la costrinsero a posticipare al 15 settembre il ritorno nella capitale e fra le braccia del suo Hyppolite.
L’assenza di Napoleone diede ai due amanti maggiore libertà, ma finirono per tirare troppo la corda. Nuove voci di infedeltà giunsero fino in Egitto e questa volta Napoleone ci credette, tanto da pensare seriamente al divorzio. Nell’immediato si consolò facendosi amante Pauline Fourès, moglie di un ufficiale della cavalleria.

Giuseppina non era scema, ormai si dovrebbe essere capito. Sapendo che l’ira del marito sarebbe stata tremenda, giocò in anticipo: troncò definitivamente la relazione con Hyppolite e si ritirò nel castello di Malmaison, acquistato il 21 aprile 1799 per la modica cifra di 350.000 franchi. Lì attese Napoleone, cercando di costruirsi l’immagine di una moglie premurosa e fedele.
Nell’estate del 1799 il corso tornò in Francia, sia perché la campagna d’Egitto era a un punto morto, sia perché la nazione doveva fronteggiare serie minacce interne e soprattutto esterne. Stavolta Giuseppina rischiò seriamente di essere ripudiata ma alla fine il marito cambiò idea, pare per l’affetto che nutriva per i figliastri e forse anche perché la moglie riuscì a convincerlo che gli sarebbe stato fedele. Cosa che, stando a quanto sappiamo, avvenne: negli anni successivi sarà Napoleone a coltivare diverse relazioni extraconiugali, mettendo al mondo persino due figli bastardi, mentre Giuseppina manterrà un contegno da pudica matrona al fianco del condottiero.
Da moglie del Primo Console a imperatrice
La strada di Napoleone era ormai spianata: con il colpo di Stato del 18 brumaio (9 novembre 1799) divenne Primo Console, carica resa decennale con la nuova Costituzione nel 1802 decennale e a vita con il referendum nazionale del 2 agosto 1802.
Anche Giuseppina ebbe il suo ruolo in questi eventi. Tanto per cominciare, grazie alla rete di rapporti personali e amicizie che aveva intessuto negli anni a Parigi aiutò il marito nella preparazione del colpo di Stato e nella raccolta delle informazioni necessarie. A quel punto, in quanto moglie del Primo Console, oltre ad accompagnare quest’ultimo nelle sue uscite ufficiali riceveva i diplomatici e curava diversi affari politici, al punto che alcuni storici l’hanno soprannominata “la consulessa”.
Dal 1800 la coppia consolare si trasferì nel palazzo delle Tuileries, l’ex residenza dei reali di Francia, benché Giuseppina trovasse il posto troppo cupo e tetro. Del resto gli ultimi occupanti avevano fatto una brutta fine. Per sua fortuna, dal venerdì al lunedì mattina lei e il marito risiedevano al castello di Malmaison.
In quanto donna di origini nobili, Giuseppina curò le relazioni con le famiglie aristocratiche esiliate dalla Francia, compresa la famiglia reale dei Borbone, tanto da essere favorevole a una loro restaurazione; provò persino a convincere Napoleone a lavorare in questa direzione, ma invano. Così come fallì anni dopo nel difendere Louis-Antoine-Henri de Bourbon-Condé, il duca d’Enghien, accusato di aver attentato alla vita dell’imperatore e fucilato il 21 marzo 1804.
Dibattuto è il ruolo di Giuseppina nella reintroduzione della schiavitù, dopo che era stata abolita nel corso della Rivoluzione francese. Molti storici pensano che avesse tutto l’interesse a reintrodurla, perché la sua e le tante altre famiglie creole delle Antille fondavano la loro ricchezza sull’impiego di schiavi nelle piantagioni; molti altri, però, ritengono che la donna non si sia nemmeno interessata alla questione.
Frattanto, si faceva sempre più pressante il problema della maternità. Giuseppina non metteva al mondo un figlio e i casi potevano essere solo due: o lei era diventata sterile oppure era Napoleone in difetto. La famiglia del marito premeva sempre più per un divorzio, ma alla fine si trovò una soluzione: vennero combinate le nozze fra Ortensia, la figlia di Giuseppina, e Luciano, uno dei fratelli minori di Napoleone. I figli nati dalla coppia sarebbero stati gli eredi del corso nel caso non avesse avuto un figlio naturale legittimo.
Il 18 maggio 1804 il Senato proclamò Napoleone imperatore dei Francesi. Giuseppina divenne automaticamente l’imperatrice, ma la nuova Costituzione non le concesse grandi poteri: ad esempio non avrebbe potuto esercitare la reggenza, contrariamente a quanto era previsto nella precedente monarchia francese. Per il successivo 2 dicembre fu fissata l’incoronazione a Notre-Dame, per mano del papa Pio VII, ma prima questi insistette perché l’imperatore e l’imperatrice si sposassero con il rito religioso, in quanto il matrimonio del 1796 era soltanto civile. Le nozze furono celebrate dal cardinale Joseph Fesch, zio materno di Napoleone, e per il momento sembrarono rendere ancora più difficile un eventuale divorzio.
Il giorno dell’incoronazione Giuseppina sfoggiò un abito lussuoso, decorato d’oro, e un mantello di velluto rosso ricamato con api d’oro e bordato d’ermellino, che fu retto dalle tre cognate. Napoleone, com’è noto, si pose da solo sul capo la corona, poi incoronò la moglie. Al papa, privato di questo diritto, non restò che guardare e benedire i nuovi sovrani, anche se rifiutò di partecipare al successivo giuramento civile dell’imperatore.

Il divorzio e la morte
Come imperatrice, Giuseppina si tenne lontana dagli affari politici, almeno in via ufficiale, perché sfruttò comunque la sua posizione per dispensare cariche ad amici e conoscenze. E ovviamente aveva il suo ruolo di consorte da ricoprire nelle occasioni ufficiali.
C’era però il solito problema della successione. Il 13 dicembre 1806 Éléonore Denuelle de La Plaigne, amante dell’Empereur, mise al mondo un figlio, battezzato Leone. Divenne chiaro che Napoleone poteva procreare e che quindi la colpa della mancanza di un erede ricadeva sulle spalle della moglie. Come se non bastasse, il 5 maggio 1807 morì colui che era ufficialmente l’erede dell’impero, il piccolo Napoleone Carlo, figlio di Ortensia e Luciano.
Le conseguenze sono facilmente immaginabili. Il 30 novembre 1809 Napoleone comunicò la sua intenzione di divorziare a Giuseppina, che per tutta risposta svenne per lo shock. Non doveva essere facile recidere un legame che li aveva uniti per tredici anni, seppur fra alti e (molti) bassi.
Il 15 dicembre 1809 Napoleone convocò a palazzo il principe arcicancelliere dell’impero, Jean-Jacques-Régis de Cambacérès, e il segretario di Stato Michel-Louis-Étienne Regnaud de Saint-Jean d’Angély, per le nove di sera. Entrando nella sala del trono i due si trovarono di fronte non solo l’imperatore e l’imperatrice, ma anche l’intera famiglia imperiale riunita. Napoleone per primo e Giuseppina per seconda comunicarono la loro decisione di divorziare, in nome del bene dello Stato e delle esigenze politiche; poi l’imperatrice firmò la lettera del divorzio, che così recitava:
«Con il permesso del nostro augusto e caro marito, devo dichiarare che, non nutrendo alcuna speranza di avere figli che possano soddisfare i bisogni della sua politica e l’interesse della Francia, mi compiaccio di dargli la più grande prova di attaccamento e devozione che abbia mai avuto mai stato dato sulla terra. Tengo tutto dalla sua gentilezza; è stata la sua mano che mi ha incoronato, e dall’alto di questo trono ho ricevuto solo testimonianze di affetto e di amore da parte del popolo francese.
Credo di riconoscere tutti questi sentimenti acconsentendo allo scioglimento di un matrimonio che ormai è un ostacolo al bene della Francia, che la priva della felicità di essere un giorno governata dai discendenti di un grande uomo così evidentemente ispirato dalla Provvidenza per cancellare i mali di una terribile rivoluzione e ristabilire l’altare, il trono e l’ordine sociale. Ma lo scioglimento del mio matrimonio non cambierà i sentimenti del mio cuore: l’imperatore avrà sempre in me il suo migliore amico. So quanto questo atto ordinato dalla politica e da interessi così grandi abbia offeso il suo cuore; ma siamo entrambi gloriosi nel sacrificio che facciamo per il bene della Patria.»
Il matrimonio religioso fu dichiarato nullo dal tribunale ecclesiastico dell’arcidiocesi di Parigi l’11 gennaio 1810, per permettere a Napoleone di convolare a nozze con la principessa austriaca Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d’Asburgo-Lorena, per gli amici (e per chi ha fretta) Maria Luisa. Papa Pio VII però non ratificò quest’atto, motivo per cui alle nozze partecipò solo una parte dei cardinali invitati.

Tuttavia Napoleone non volle far mancare nulla alla donna con cui aveva trascorso molti anni della sua vita: di conseguenza Giuseppina mantenne il titolo di imperatrice e il castello di Malmaison, che divenne di fatto la sua residenza; inoltre le furono donati l’Eliseo, il castello di Navarra e, a partire dal 9 aprile 1810, il titolo di duchessa di Navarra.
Libera finalmente dagli impegni di corte, Giuseppina poté dedicarsi a tempo pieno alle sue grandi passioni. In primis la botanica: il suo roseto a Malmaison arrivò a contare 242 cultivar di rosa, molte introdotte da botanici invitati dall’imperatrice da tutto il mondo. Ma la donna era anche una grande amante dell’arte e della moda e finì per dilapidare il patrimonio datole dall’ex marito in abiti, gioielli e persino animali esotici, importati per impreziosire ancor di più il suo giardino. Finì almeno 5 volte in bancarotta, prontamente salvata da Napoleone che, seppur riluttante, ogni volta estingueva i debiti dell’ex consorte.
Questo stile di vita durò al 1814. In quell’anno l’Empereur fu sconfitto dalla sesta coalizione anti-francese e costretto all’abdicazione, con conseguenze confino sull’isola d’Elba. Gli eserciti stranieri invasero la Francia e Giuseppina ricevette lo zar di Russia, Alessandro I, nella residenza di sua figlia a Saint-Leu il 14 maggio 1814.
Pochi giorni dopo la donna si ammalò gravemente di polmonite, accompagnata da un’angina gangrenosa. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente, finché esalò l’ultimo respiro il 29 maggio dello stesso anno. Non ebbe modo di rivedere un’ultima volta Napoleone, perché l’uomo ritornò in Francia solo un anno dopo. Le esequie si tennero in pompa magna il 2 giugno nella chiesa di Saint-Pierre-Saint-Paul a Rueil-Malmaison, poi la salma fu inumata in una cripta temporanea e solo nel 1825 poté trovare posto nel mausoleo voluto dai suoi due figli, Eugenio e Ortensia.
Fonti
- Arthur Pougin, La Comédie française et la Révolution – Labussière et son œuvre, in «Le Ménestrel» n. 46 (13 novembre 1898)
- Giancarlo Buzzi, Giuseppina Bonaparte. La creola dell’imperatore (1983)
- Ernest John Knapton, Joséphine. Dalla Martinica al trono di Francia la donna che sposò Napoleone (1992)
- Theo Aronson, Napoleone e Giuseppina. Una storia d’amore (1993)
- Carolly Erickson, L’imperatrice creola. Amori e destino di Giuseppina di Beauharnais, la prima moglie di Napoleone (2003)
- Pierre Branda, Joséphine : Le paradoxe du cygne (2016)
- Thierry Lentz, Joseph Bonaparte (2019)
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